È inutile nasconderselo:  l’Ordine dei Giornalisti compie 50 anni, ma c’è ben poco da festeggiare. La crisi infatti colpisce tutti, ma la nostra categoria subisce maggiormente i morsi di una economia che non riparte. È sufficiente analizzare i dati del mercato pubblicitario: meno 50 % per la sola free press. Meno 15,4% per i periodici, meno 15,6% per le Tv nazionali, (ancor peggio vanno le  Tv locali, danneggiate dal punto di vista pubblicitario anche dal passaggio al digitale). Complessivamente l’intero settore registra in un solo anno un meno 17% di calo pubblicitario. Ma a calare, in maniera a volte drammatica, sono pure le vendite. Se, agli inizi degli anni Novanta, si vendevano ogni mattina sei milioni di copie di quotidiani, oggi si superano poco più i 3 milioni e mezzo di copie.  Oggi Corriere, Repubblica e Stampa vendono , tutti insieme, meno di 800mila copie. Gli editori, ovviamente, non stanno a guardare e si apprestano a somministrare ai giornalisti “cure da cavallo”. Rcs annuncia 640 esuberi in Italia e 160 in Spagna. Un altro centinaio di giornalisti devono far le valigie dalle redazioni della Mondadori. Il Messaggero ritiene “probabili” 33 licenziamenti, altri 12 prepensionamenti  all’Espresso. Mentre continuano i tagli ai collaboratori e ben 60 aziende dichiarano lo “stato di crisi”.
L’Emilia Romagna sembra reggere un po’ meglio rispetto ad altre Regioni. Anche se i problemi di certo non mancano (specie nel settore radiotelevisivo locale). Ne è prova anche la bassa crescita degli iscritti all’Ordine dell’Emilia Romagna: nel 2012 il saldo attivo è di sole 19 unità (minimo storico) mentre l’elenco speciale composto dai direttori di testate tecnico - professionali se fino al 2005 aveva circa 1200 iscritti come media, lo scorso anno sono calati a 950. Segno evidente di una assenza di nuove iniziative editoriali, anche se piccole e non strutturate come redazioni.
L’anno che abbiamo alle spalle ci ha portato anche qualche importante novità: la legge sull’equo compenso che tuttavia trova forti resistenze da parte della Federazione degli editori, il nuovo regolamento delle funzioni disciplinari dell’Ordine dei Giornalisti che prevede la nascita di Consigli di Disciplina territoriali e del Consiglio di Disciplina Nazionale, soggetti dunque esterni ai Consigli Regionali e Nazionale e la formazione permanente, attraverso il meccanismo dei crediti. Naturalmente il mancato rispetto della formazione-aggiornamento rappresenterà una violazione deontologica.
In tempi difficili, anche l’Ordine, dopo 50 anni,  avrebbe bisogno di una cura radicale. A cominciare da una sostanziosa riduzione dei consiglieri nazionali. Ma occorrerebbe una legge di riforma della professione che il Parlamento, in questo momento, non è certo in grado di fare. Per questo è importante tornare ai ‘fondamentali’ della professione. A cominciare dalle principali carte deontologiche che questa edizione 2013 del Chi, Come, Dove   (aggiornato con cadenza mensile nella versione on-line) ci propone.  Non solo numeri utili per la categoria e per gli operatori della comunicazione, ma una rilettura delle regole che la categoria si è data in questo mezzo secolo di storia, a tutela soprattutto del diritto dei cittadini ad essere correttamente informati e quindi in grado di scegliere con responsabilità in tempi estremamente difficili e complessi.

IL CONSIGLIO




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